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Ma c’è davvero la Storia nella prima prova scritta della maturità?

Un’attenta analisi tecnica della prima prova d’esame per la maturità 2019 rafforza la convinzione che sia necessario ripristinare il vero e proprio elaborato di Storia. Le tracce ovvero le ‘proposte’ fornite dal Ministero rivelano infatti una concezione della disciplina sempre e solo funzionale ad altri scopi, benché magari di alta valenza culturale. Manca del tutto, come vedremo, ogni aggancio ai fondamenti della disciplina stessa: la contestualizzazione dei fatti e la centralità delle prove documentarie per la loro ricostruzione. Veniamo allora nel merito delle tracce che certamente contengono riferimenti storici, per poi trarne le dovute conclusioni.

Traccia B2 (Testo tratto da: Steven Sloman – Philip Fernbach, L’illusione della conoscenza; i due autori sono degli autorevoli psicologi cognitivisti statunitensi).

Il brano di riferimento narra prima di tutto l’episodio storico dell’esperimento nucleare statunitense presso l’atollo di Bikini e le sue conseguenze immediate (1954). Manca totalmente in questa parte narrativa qualsiasi riferimento al contesto in cui avvenne il fatto, ovvero la situazione internazionale nella cosiddetta Guerra Fredda e la corsa al riarmo delle allora due superpotenze egemoni (USA e URSS), come manca anche solo un accenno alle conseguenze ambientali a lungo termine. La seconda parte del brano costituisce un commento di carattere argomentativo da parte dei due autori, sul quale peraltro si concentrano esclusivamente le tre domande di analisi e di comprensione che i candidati dovevano svolgere. Il compito di produzione richiesto è esclusivamente di natura filosofica e forse sociologica, in chiave universale e in relazione soltanto allo sviluppo tecnologico. Infatti, vengono proposte opinioni e riflessioni sul «rapporto tra la ricerca scientifica, le innovazioni tecnologiche e le concrete applicazioni di tali innovazioni», senza alcun riferimento a un tempo e a uno spazio concreti, cioè quelli propri della Storia. Infine l’esercizio di comprensione n. 3, ossia la richiesta di spiegazione circa l’affermazione «Èincredibile che gli esseri umani siano in grado di costruire bombe termonucleari; altrettanto incredibile è che gli esseri umani costruiscano effettivamente bombe termonucleari», che nel brano ha funzione retorica, è fuorviante nei confronti della realtà storica perché l’esistenza degli ordigni termonucleari non è affatto incredibile, dato che purtroppo costituisce una verità ben acclarata.

Traccia B3 (Brano tratto dalla raccolta di saggi La cultura italiana del Novecento, Laterza 1996, di Corrado Stajano; l’autore è un noto, brillante e pluripremiato giornalista e scrittore, Senatore per il PDS nella XII legislatura).

Nel testo i riferimenti alla Storia del Novecento sono funzionali per Stajano a un discorso sull’attualità, quella dell’ultimo decennio del XX secolo, segnata per l’Europa dalla fine del bipolarismo. Il brano presenta in realtà quelli che Stajano stesso definisce «brandelli di memoria» (non Storia, dunque), che gli servono per concludere acutamente e quasi profeticamente circa le difficoltà di comprendere e affrontare i nuovi problemi mondiali seguiti alla caduta del blocco sovietico. L’affermazione finale, senza alcun dubbio di natura retorica («I nuovi problemi sembrano ancora più nuovi, caduti in un mondo vergine») ha di fatto carattere poco ‘storico’. Non manca peraltro qualche luogo comune quasi fuorviante sul piano storico, come il passaggio repentino dal tempo medievale della chiesa e dei contadini a quello della fabbrica e degli operai (con relativa domanda, di comprensione, la n. 2). A prescindere dall’enorme difficoltà per non dire impossibilità di riassumere un brano che mette assieme una pluralità di suggestioni (domanda n. 1), il compito di produzione richiesto al candidato è una presa di posizione ossia giudizio, con riflessioni e commenti circa l’incertezza del «destino umano», attualizzata all’oggi. La natura del lavoro richiesto è dunque squisitamente argomentativa e la Storia del Novecento diviene pretesto per parlare dell’attualità politico-sociale, così com’era senza dubbio per lo stesso Stajano.

Traccia C2 (articolo su Gino Bartali di Cristiano Gatti, pubblicato da “Il Giornale” il 24/09/2013, con commento ministeriale).

Questa rievocazione giornalistica scritta in occasione dell’aggiunta del nome di Bartali nel Giardino dei Giusti presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme è forse quella che offriva uno spunto concreto: il ruolo avuto dal famoso ciclista nel salvare gli ebrei fiorentini, ruolo peraltro contestato da uno storico assai autorevole come Michele Sarfatti, e maggiori opportunità di sviluppare tematiche propriamente storiche. Qui il vero problema è che la storia sociale dello sport (settore senza dubbio di primo piano nella contemporaneità) non viene normalmente trattata nelle nostre scuole superiori, poco anche nei media. Inoltre, il riferimento generico nella consegna data allo studente circa una ‘riflessione’ sul rapporto tra sport, storia e società conduce inevitabilmente all’attualità, nella più che presumibile assenza di precise conoscenze di carattere storico sull’argomento. La produzione del candidato resta dunque orientata verso un discorso, si spera non troppo banale, di sociologia del fatto sportivo, di attualità e importanza del mondo dello sport, ma non di Storia.

In conclusione, non solo tra tutti i testi proposti ai candidati è del tutto assente la storiografia, cioè la produzione degli storici di professione, ma anche nei casi in cui sono presenti riferimenti storici, questi ultimi sono solo un pretesto per riflettere sì, ma mai su questioni storiche, quando non addirittura per parlare d’altro. Il lavoro di contestualizzazione storica non viene mai richiesto e, del resto, questa importantissima competenza, che ogni bravo docente di materie letterarie richiede sempre ai suoi allievi, non appare nella griglia obbligatoria di valutazione fornita quest’anno dal Ministero per le tracce B e C, a riprova che l’esclusione della Storia non è stato un fatto casuale. Infine, la forza euristica del discorso storico, cioè il suo ancoraggio alle fonti, come ha più volte chiarito tra gli altri Carlo Ginzburg, e la sua funzione come interpretazione fondata e appunto contestualizzata non compaiono mai, anzi risultano mortificate sia dall’impostazione squisitamente argomentativa, sia dal tipo di testi proposti.

Occorre allora dire con chiarezza che nelle tracce per la prima prova di maturità 2019 la Storia propriamente non c’è. Le preoccupazioni già espresse dalle società degli storici e da una parte consistente del mondo culturale italiano sono dunque legittime ed è urgente rivedere in profondità non solo il ruolo della disciplina storica nell’esame di stato, ma il senso e l’utilità tutt’intera della Storia nelle nostre scuole.

26 giugno 2019

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