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Sessione 27. Le altre migrazioni II. La mobilità dei morti tra tarda antichità e alto medioevo (secoli VI-X)

Venerdì 15 giugno, ore 11-12:30

I movimenti di popoli, gruppi e singoli nello spazio tanto fisico, quanto sociale sono stati e sono tuttora al centro di intense riflessioni nella storiografia altomedievistica. A partire dal progetto internazionale sulla Transformation of the Roman World, l’idea stessa di migrazione, collegata a quelle di identità etnica e di composizione dei gruppi che si installarono nello spazio geografico dell’impero romano in epoca tardoantica, è stata posta in discussione e ridefinita attraverso nuove letture sia dei testi scritti che narrano questi spostamenti (ora interpretati come texts of identity), sia dei dati archeologici. Altre forme di mobilità, su scala più ridotta e coinvolgenti gruppi di persone più ristretti, hanno invece attirato una minore attenzione. Un caso particolare è costituito dalla mobilità dei morti, ossia dagli spostamenti di cadaveri, oggetto di studi specifici che hanno riguardato soprattutto categorie particolari di defunti: primi tra tutti i santi e le loro reliquie, indagati fin dal volume di P. Geary sui Furta sacra; più recentemente, le spoglie dei sovrani, cui P. Majocchi ha dedicato nel 2015 la sua monografia su La seta di Cangrande. Anche i morti, attraverso i loro resti materiali, conobbero dunque forme di mobilità; gli intervalli di tempo tra il decesso e lo spostamento dei corpi poteva variare molto, a seconda delle esigenze della comunità che se ne faceva carico e del ruolo del defunto/a al suo interno. I personaggi spostati nello spazio erano di norma ritenuti speciali, o lo divenivano in seguito al trasferimento, dai gruppi umani cui appartenevano o che se ne impossessavano. Le fonti scritte, in special modo i testi sulle traslazioni di reliquie, costruiscono un discorso basato sulla libera e consapevole decisione del santo di farsi spostare, attribuendogli dunque un ruolo attivo; appare chiaro tuttavia come si tratti di una elaborazione retorico-letteraria volta a giustificare e legittimare iniziative che talora sfidavano apertamente equilibri costituiti, se non vere e proprie leggi, a iniziare da quelle tardoantiche sull’inviolabilità dei cadaveri. Il panel si propone di porre a confronto diversi casi di mobilità, materiale e ideale, dei morti, sulla base di testimonianze scritte di natura diversa e portano esempi che interessano un ampio arco cronologico. Lo scopo è quello di provare a delineare un discorso comune su queste forme di mobilità, osservandone i punti condivisi ma anche le specificità di ogni caso e ogni tipo di trasferimento. Molte sono le questioni che si cercherà di affrontare. Per quali motivi si procedeva a spostare i morti? Il loro spostamento ne modificava ruoli e significati all’interno delle comunità? E in che modo? Quali sono i discorsi elaborati, non solo a fini di giustificazione, dalle fonti attorno alla mobilità dei morti? Più in generale, è possibile, a partire da questi casi, delineare ulteriormente il ruolo dei morti e della morte per i gruppi umani che ne erano protagonisti? Per riprendere il titolo di un articolo di Julia Smith, la mobilità dei morti ebbe una Transformation of the Roman World? L’obiettivo è di portare un contributo all’analisi delle ‘altre mobilità’ tra tardoantico e alto medioevo.

Coordinatore: Francesco Veronese

Relazioni:
Denise Deiana, Spostare le anime all’inferno: geografia e luoghi dell’aldilà nella tarda antichità
Edward Schoolman; On moving bodies and monastic history: The Relics and Vita of Probus of Ravenna
Francesco Veronese, Tra consenso pubblico e furti notturni. Spostare reliquie nel mondo carolingio

Discussant: Anna Rapetti

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