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Sessione 33. Beni pubblici e politica regia nel regno Italico I. Patrimonio fiscale, monasteri e azione regia nell’Italia del nord (secoli IX-X)

Venerdì 15 giugno, ore 14-15:30

Tra i temi che stanno maggiormente attirando l’interesse della ricerca medievistica nell’ultimo decennio vi sono le forme di finanziamento degli organismi politici, indagate con taglio comparativo e di lunga (o lunghissima) diacronia. Sulla scia della cosiddetta New Fiscal History e delle riflessioni sulla Staatlichkeit alto e pienomedievale, la medievistica italiana ha recentemente posto di nuovo l’attenzione su un tema “tradizionale”, da circa mezzo secolo passato però in secondo piano: il fisco regio. Rispetto alle pionieristiche rassegne sul Reichsgut italico di P. Darmstädter (1895) e F. Schneider (1914) e alla monografia di C. Brühl (1968), prospettiva e metodologie di analisi sono però mutate. Questo panel costituisce la prima di due sessioni coordinate, che intendono presentare alcune delle ricerche in corso su questo tema e discutere le prospettive di lavoro aperte dal rinnovato interesse per il patrimonio fiscale. Gli interventi qui presentati prendono le mosse da un’indagine comune sui patrimoni delle regine e i beni del fisco tra i secoli IX e X (coordinata da Tiziana Lazzari e pubblicata nel 2012) e dagli sviluppi emersi in due successivi incontri su beni pubblici e strategie regie ed aristocratiche nell’alto e nel pieno medioevo – Acquérir, prélever, contrôler: Les ressources en compétition (400-1100) e Beni pubblici, beni del re. Le basi economiche dei poteri regi nell’alto medioevo (VI-inizio XI secolo) – tenutisi a Roma nel 2013 e nel 2016 ed entrambi organizzati da Vito Loré. Questi lavori hanno potuto avvalersi, rispetto alle grandi sintesi sul Reichsgut, dei risultati di un’intensa stagione della storiografia italiana nella seconda metà del Novecento, sia in merito ai funzionamenti del regno, sia in merito a singole porzioni del patrimonio fiscale e offrono oggi rinnovati indirizzi di indagine sull’entità del fisco, sulla sua organizzazione e sulle strategie politiche che lo coinvolgevano. Questo primo panel concentra l’attenzione sulla porzione settentrionale del regno italico tra i secoli IX e X, mettendo in primo piano il quadro dei beni regi nell’area padana e l’apporto dell’archeologia per l’identificazione di alcune peculiari caratteristiche delle curtes fiscali (in parallelo con le analoghe indagini in corso per la marca di Tuscia), e offre affondi specifici su due aree particolarmente significative per lo studio della gestione e della (ri-)organizzazione dei patrimoni pubblici: l’Emilia orientale e l’Esarcato. I risultati degli studi di Pierpaolo Bonacini e di Tiziana Lazzari, che si sono occupati delle tipologie organizzative del regnum nei territori modenese e bolognese, fluidi e poco strutturati, nonché cerniera con le terre di tradizione esarcale, hanno suggerito di approfondire le iniziative dei detentori del potere regio alla luce dei loro rapporti con il monastero di S. Silvestro di Nonantola. L’Esarcato, invece, è sembrato particolarmente importante per indagare le modalità di integrazione di un’area di tradizione istituzionale differente nel quadro politico del regno e nella gestione delle risorse a disposizione del potere regio. In questa prospettiva si è scelto di indagare le vicende patrimoniali e politiche di Santa Maria di Pomposa, anche per le nuove possibilità di ricerca offerte dall’edizione delle carte del monastero per il periodo 932-1050, da poco pubblicata da Corinna Mezzetti.

Coordinatore: Giacomo Vignodelli

Relazioni:
Giacomo Vignodelli, Curtes residenziali e curtes di produzione: prospettive di ricerca sul patrimonio fiscale a nord degli Appennini (sec. IX-X)
Edoardo Manarini, Politiche regie e conflitti nell’Emilia orientale: la fisionomia del fisco regio, S. Silvestro di Nonantola e le lotte per il regno dopo l’875
Giovanni Isabella, Santa Maria di Pomposa: strategie di controllo e competizione sui beni pubblici da Engelrada agli Ottoni (fine sec. IX-inizio sec. XI)

Discussant: Vito Loré

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