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Sessione 47. Gli usi politici dell’Antichità romana nel Medioevo (nell’età tardomedievale)

Sabato 16 giugno, ore 9-10:30

La ricezione medievale delle figure politiche antiche è stata finora abbondantemente documentata, in particolare attraverso il concetto di “repubblicanesimo civico”, sviluppato da una storiografia prevalentemente anglofona e di interesse umanistico. Questa lettura ha tenuto all’oscuro un insieme di personaggi antichi considerati non pertinenti per i nuovi paradigmi istituzionali del Quattrocento. Ugualmente, quest’interesse ha oscurato un insieme di fonti che trasmettono una concezione del politico antico in vie indirette, illuminando una cultura comune del pubblico letterato, il quale è in capacità di associare una figura storica a un’astrazione (im)morale o sociale, talvolta senza chiare chiavi di spiegazione. Infatti, già prima di un accrescimento nel Quattrocento delle conoscenze storiche relative alla Roma repubblicana e imperiale, l’immaginario medievale dei tempi lontani e relativi a una gloria romana apparisce nelle fonti letterarie. Volgarizzamenti, croniche de origine civitatis, insegnamento delle auctoritates, riflessioni sulle istituzioni sono tutti mediazioni di un’attualizzazione vivace dei quadri di pensiero antichi. Il panel proposto prevede una riflessione sugli usi, tanto estetici e intellettuali quanto politici, delle figure della Repubblica e dell’Impero romano tra Duecento e Quattrocento da una prospettiva specifica: quella dell’appropriazione, persino della strumentalizzazione. La problematica dell’appropriazione deve essere precisamente capita in un doppio senso. Da un lato, dai letterati medievali, esprime la capacità di prendere possesso di una tradizione scritturale, iconografica o concettuale nello scopo di creare un discorso nuovo. Da un altro lato, manifesta l’adattamento di questi contenuti a criteri ermeneutici, estetici o etici contemporanei. Vestire l’Antichità da un abito medievale nega l’alterità dei tempi storici, per manifestare l’attualità di una tradizione, come per legittimare nuove pratiche. Si tratterà di considerare la storia sia di una memoria sia di un travestimento. Che dire del suo tempo attraverso l’Antichità? Perché scegliere questa mediazione? Quale pubblico viene illuminato dagli esempi romani? Composto da tre relazioni, il panel affronta i casi complementari di tre personaggi antichi e delle loro funzioni rispettive, tra repubblicanesimo e potere universale: Giulio Cesare, Cicerone e Augusto. Considerare unitamente questi studi permette di abbracciare differenti tipi di culture, con temporalità e ambizioni divergenti, tra ideali cortesi, diffusione scolastica e gusti umanistici. Abbiamo scelto testi che non rivendicano uno spirito di parte nella loro forma, ma che, usando di riferimenti letterari o iconografici connotati agli occhi del pubblico medievale, delineano il buon usare civico e il buon governo. Porteremmo un’attenzione particolare alla gestione dell’anacronismo da parte dell’autore o del miniatore. Sarà infatti importante capire la parte di innovazione presa da quel ultimo di fronte alla tradizione e fino a che punto l’assimilazione tra presente e passato glorioso deva essere approfondita per essere considerata efficace.

Coordinatori: Florent Coste, Carole Mabboux

Relazioni:
Florent Coste, “Juille Cesar”. Le peregrinazioni di un cavaliere francese nell’Italia medievale (XIII-XIV secolo)
Anne Huijbers, La storia imperiale continua. Tre esempi dall’Italia trecentesca
Carole Mabboux, Illustrare Cicerone. Designare i criteri medievali dell’illustre (secc. XIII-XV)

Discussant: Dario Internullo

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