Società Italiana per la Storia Medievale

Ricordo di Lauro Martines, 1927-2026

La scomparsa di Lauro Martines, professore emerito presso la University of California-Los Angeles, spentosi a Londra il 13 giugno 2026, ha suscitato il profondo cordoglio della comunità scientifica. Autore di un’impressionante mole di studi che univano argomentazioni di spiccata originalità a un uso sapiente di fonti che spaziavano dai registri fiscali e dai consilia legali fino alla poesia e alla novellistica, Martines si è rivelato uno degli studiosi più dotti, e certamente il più duttile, di quella generazione di storici statunitensi che ha indagato il Rinascimento italiano tra la seconda metà del XX e i primi decenni del XXI secolo.

Il primo libro di Lauro, The Social World of the Florentine Humanists, 1390-1460 (1963), fu un’opera accademica di notevole audacia. Le sue ricerche furono condotte in un’epoca in cui la maggior parte degli storici italiani – a eccezione di alcune figure particolari come Elio Conti – si concentravano sui problemi del XIX e XX secolo, lasciando gli studi sul Rinascimento agli studiosi di filosofia e filologia. Ciò aprì ampi spazi per gli storici anglofoni, i quali nel frattempo erano attratti dalla ricerca sull’Italia rinascimentale – specialmente su Firenze – per ragioni che includevano la revisione, operata da Hans Baron, della tesi di Burckhardt relativa alla nascita italiana della “modernità”. Fra loro, Lauro apparteneva a un gruppo di giovani americani che nei ricchi archivi fiorentini lavoravano per portare alla luce realtà sociali e politiche rimaste in gran parte inesplorate. E, con un’audacia ancora maggiore rispetto ai suoi colleghi, The Social World of the Florentine Humanists prese esplicitamente di mira quel Rinascimento culturale che fino ad allora era stato soltanto territorio di filologi, filosofi e Ideenhistoriker, mettendone a nudo i fondamenti sociali ed economici.

Il secondo libro di Lauro, Lawyers and Statecraft in Renaissance Florence (1968), si rivelò altrettanto ambizioso. In questo caso il suo obiettivo non era altro che emancipare la storia del diritto dalla storia della giurisprudenza, descrivendo con grande ricchezza di dettagli la simbiosi che intrecciava la politica e l’appartenenza sociale con la pratica forense nella Firenze del Quattrocento.  Nel 1973, cogliendo la necessità – all’interno dell’emergente campo di studi della storia delle donne – di un’antologia di fonti documentarie ben curata, Lauro e sua moglie, la scrittrice Julia O’Faolain, pubblicarono Not in God’s Image, destinato a diventare un testo universitario di riferimento.   La convinzione che gli studi rinascimentali si stessero cristallizzando in compartimenti stagni disciplinari e geografici lo portò a scrivere l’elegante Power and Imagination: City-States in Renaissance Italy (1979; tr. it. 1981). Fu il suo primo libro a raggiungere un vasto pubblico di lettori e, attraverso la sua attenzione alla struttura di classe e allo status sociale, rivelò tratti ricorrenti tra i molteplici centri del Rinascimento italiano, suggerendo al contempo nuovi modi di guardare alle nuove strutture politiche, agli stili di vita e all’arte che ne scaturivano.

Negli anni Ottanta Lauro scelse di radicare la propria vita personale e professionale non più in California, ma nel Regno Unito, dove sarebbe poi rimasto. Divenne un collaboratore assiduo, e di fatto a vita, del «Times Literary Supplement» e nel 1985 estese la sua tesi relativa al rapporto tra contesto sociale e produzione artistica all’Inghilterra in un volume sulla poesia rinascimentale inglese. Nel 1989 lui e Julia acquistarono la casa a Londra dove avrebbero risieduto per i successivi tre decenni.

Da sempre attratto dalla letteratura, nei suoi scritti Lauro tornò a trattare le fonti italiane con volumi sulla novellistica (An Italian Renaissance Sextet [1994]) e sulla poesia volgare (Strong Words [2001]). A questi seguirono due avvincenti libri di storia narrativa: il suo April Blood: Florence and the Plot against the Medici (2003; tr. it. 2005), sulla Congiura dei Pazzi; e Fire in the City: Savonarola and the Struggle for the Soul of Florence (2006; tr. it. 2008), una ricostruzione della carismatica ascesa al potere del frate domenicano e della sua caduta nella Firenze di fine Quattrocento. La sua ultima opera storica, Furies: War in Europe, 1450-1700 (2013), indagò la pratica della guerra e le devastazioni che essa causò nell’Europa della prima età moderna.

Lauro pubblicò anche due eleganti romanzi: Loredana: A Venetian Tale (2005), che traeva spunto dall’idea di Leonardo Da Vinci di una città ideale costruita su due livelli fisici, uno superiore riservato all’aristocrazia e uno inferiore destinato al popolo, e raccontava il tentativo, da parte di una coppia di amanti, di distruggerla; e Chronicle of a Good-Looking Family (2022), una narrazione assai godibile che gli offrì l’occasione di rievocare la Firenze che aveva conosciuto nei primi anni delle sue ricerche e Chicago, la città in cui era cresciuto.

Eminente storico e uomo di lettere, Lauro sarà ricordato soprattutto per i suoi libri. Eppure, coloro che lo hanno conosciuto di persona non possono fare a meno di ricordare il suo inconfondibile portamento e il modo in cui modulava parole scelte con cura, con la maestria di un attore teatrale, pur rimanendo sempre affabile, schietto nelle sue opinioni e saldo nelle amicizie. Si mostrava particolarmente incoraggiante con gli studiosi più giovani (incluso chi scrive). Condivideva con loro le fonti, riferiva indiscrezioni accademiche e suggeriva strategie di ricerca per i progetti successivi. In riconoscimento del suo contributo alla professione, nel 2011 gli fu dedicato un volume collettaneo: The Politics of Law in Late Medieval and Renaissance Italy: Essays in Honour of Lauro Martines.

Una volta Lauro mi confidò che, a causa di un’infanzia e un’adolescenza dolorose, evitava generalmente di parlare della sua giovinezza. Tuttavia, i fatti oggettivi che riguardano le sue origini e la sua carriera sono di semplice narrazione. Nacque a Chicago, Illinois, il 22 novembre 1927, da padre di origini portoghesi e da madre ebrea che si era convertita al cattolicesimo per poterlo sposare. Il matrimonio dei genitori fu segnato da frequenti dissapori e culminò nel divorzio. La famiglia viveva nell’estremo South Side di Chicago, in una zona di acciaierie, e il padre si occupava di ristrutturazioni edilizie. Senza dubbio fu qui che egli sviluppò quella spiccata consapevolezza delle disparità di classe sociale che ispirò gran parte della sua successiva opera di storico.

Nonostante le difficoltà familiari, Lauro ricevette un’eccellente istruzione. Frequentò la James H. Bowen High School – un’ottima scuola pubblica – di cui ricordava in modo particolare il suo insegnante di latino, Melvin H. Bengston. Dopo aver prestato servizio nell’Esercito degli Stati Uniti dal 1945 al 1947, frequentò la Drake University a Des Moines, nello Iowa, dove si laureò in Storia nel 1950. All’inizio degli anni Cinquanta fu attratto dalla ricerca a Firenze e conseguì il Ph.D. presso la Harvard University nel 1960 sotto la guida di Myron Gilmore; dal 1962 al 1965 fu inoltre Fellow a Firenze presso Villa I Tatti della Harvard University. Il suo primo incarico accademico fu presso l’allora bucolico Reed College a Portland, nell’Oregon (dove insegnai anch’io anni dopo), e da lì fu chiamato in quella che sarebbe diventata la sua sede accademica di una vita, la University of California-Los Angeles.

Durante la sua lunga carriera Lauro fu insignito di borse di studio e premi da parte dell’American Council of Learned Societies, della Guggenheim Memorial Foundation, del National Endowment for the Humanities, della Rockefeller Foundation, dell’American Philosophical Society e della Ford Foundation. Fu per due volte Directeur des Études in visita presso l’EHESS di Parigi; e, nel 1990, fu organizzatore (insieme a Jacques Chiffoleau e Agostino Paravicini Bagliani) di un memorabile convegno, tenutosi a Erice, su «Riti e rituali nelle società medievali».

La moglie di Lauro, Julia, lo ha preceduto nella tomba nel 2020; gli sopravvive il figlio Lucien. Egli rimarrà un modello per gli storici che verranno.

William J. Connell Seton Hall University

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